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ORAS, FRONTIERA POST COVID: “UNA NUOVA RINASCITA”

ORAS, FRONTIERA POST COVID: “UNA NUOVA RINASCITA”

La parola che più abbiamo sentito in quest’ultimo anno e stata “COVID”. Un mostro che da un anno ci tiene in pugno, che ha fatto crollare le nostre certezze, esplodere la paura, mettere in ginocchio l’economia, stravolgere il sistema sanitario.

Anche il nostro Ospedale ha dovuto modificare i ritmi e le modalità di lavoro e la nostra UO di Riabilitazione Respiratoria ha dovuto chiudere i battenti sia per la sicurezza dei pazienti, sia per limitare il possibile contagio, sia per il minor numero di adesioni vista la paura dilagante.

Dall’iniziale scoraggiamento al protagonismo propositivo

Il personale è stato impiegato in altri settori dell’ospedale e ciò ha contribuito a far nascere un sentimento di smarrimento per la perdita dell’identità del gruppo. Ben presto, però, abbiamo capito che anche noi potevamo essere protagonisti, come riabilitatori, del lungo percorso di questi malati.

Ci siamo fatti promotori di questo progetto presso i reparti ospedalieri di tutto il Veneto e del Friuli nostri abituali partner e tutti trasformati in centri COVID, che hanno accolto l’iniziativa in modo scettico prima e poi visti i risultati in maniera entusiasta. È così partita questa nuova avventura, nuova ed innovativa, basti pensare che non esiste ancora una codifica ICD 9 per tale riabilitazione.

Una frontiera riabilitativa ancora priva di classificazioni

Ben presto i letti sono stati occupati dai pazienti, che avevano superata la fase acuta della malattia, ma che presentavano condizioni generali così compromesse da non consentire il ritorno alla vita di prima, uomini e donne provati nel fisico e nell’animo.

La gestione di pazienti così complessi, comorbidi e disabili ha fatto nascere una nuova equipe medica formata da pneumologi ed internisti che con il sostegno della Direzione sanitaria in primis, ma di tutta la Direzione ha cominciato a muovere i primi passi in questo mondo sconosciuto.

Ci siamo trovati davanti a quadri clinici completamente diversi da quelli a noi noti: gravi insufficienze respiratorie con necessità di proseguire per molto tempo l’ossigenoterapia, ma anche gravi problemi neurologici e cognitivi, sindrome da allettamento, disfagia, sarcopenia.

L’ approccio fin da subito è stato multidisciplinare: pneumologi, internisti, fisioterapisti, psicologa, infermieri di fisiopatologia respiratoria, logopedista hanno composto la nuova squadra.

Siamo partiti nella tarda primavera di un anno fa, pochi pazienti, tanto lavoro, poi a poco a poco i numeri sono lievitati, le richieste di riabilitazione sono cresciute a dismisura ed i malati “post-COVID” hanno “invaso” il reparto “Area Unica”, lasciando il posto loro destinato quello in fondo al corridoio.

Una nuova organizzazione

Si è andata a definire una nuova organizzazione:

  • Natalia ed Anna, in reparto, a vagliare e smistare le richieste di presa in carico;
  • Nadia, in Dh, a coordinare l’attività ed il percorso riabilitativo;
  • Isabella e Laura presenti in reparto e in DH quali infermieri di fisiopatologia respiratoria;
  • Il dott. Giorgio Santelli, in DH, a valutare i pazienti durante l’attività, ma anche a consigliare e supportare i medici del reparto;
  • La dott.ssa Maddalena Chizzolini in “degenza ordinaria” fino a quando è stato possibile, poi sempre disponibile al telefono per risolvere dubbi e dare dritte;
  • Gli internisti in reparto, coadiuvati dai colleghi Cardiologi, Fisiatri e Neurologi.
  • Renata, entrata a pieno titolo a far parte dell’equipe, ha ascoltato e supportato tutti i pazienti.
  • Elena attenta alle nuove esigenze ha messo in funzione la palestra per i pazienti “isolati”;
  • E tutti i fisioterapisti si sono resi disponibili a dividersi tra palestra DH e reparto di degenza, suggerendo nuove strategie.

Il briefing mattutino è divenuto il momento più importante della giornata, momento di valutazione a tutto tondo di ogni paziente, momento di pianificazione del lavoro, di condivisione di problemi e delle possibili soluzioni, momento di progettazione, in cui tutti possono dire la loro.

In questi mesi sono stati ricoverati un numero elevato di malati, numeri mai raggiunti prima d’ora in questo ambito. L’attività di degenza non si è mai fermata, neppure durante l’emergenza COVID in ospedale, e anche quella del ricovero diurno, dopo la necessaria sospensione, è ripartita con numeri di tutto rispetto. Ci siamo fatti una fama e molte sono le richieste che ci vengono fatte anche da fuori il nostro territorio.

Non c’è stato il tempo di fare bilanci ed è sicuramente troppo presto per fare quello conclusivo.

Il percorso è lungo e costoso, ma sicuramente utile ai pazienti e vantaggioso dal punto di vista sociale. Il lavoro è stato ed è gravoso, ma il progressivo, a volte straordinario, miglioramento clinico dei nostri pazienti, la percezione di come l’unione faccia la forza sono stati la più grande ricompensa ai nostri sforzi.

Questa avventura ci ha fatto comprendere quanto grande sia il patrimonio di professionalità e di umanità che sostiene, unisce e fa compiere imprese impossibili nei momenti difficili.

Nadia, Isabella, Laura, Nathalie, Anna, Renata, Andrea, Sara, Michele, Elena, Francesca, Giorgio, Maddalena, Antonella, Paola, Roberta, Ada

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