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DISABILITY MANAGER: UN NUOVO MANIFESTO

DISABILITY MANAGER: UN NUOVO MANIFESTO

Un nuovo manifesto per un ruolo che sta assumendo sempre più importanza: è quello del Disability manager, una figura che ha avuto la sua genesi proprio qui ad ORAS ad opera dell’architetto Rodolfo Dalla Mora, che è anche il presidente di SIDiMa (Società Italiana Disability Manager).

In occasione della pubblicazione del nuovo manifesto dei Disability Manager (a cura della casa editrice “Il Prato”), scaricabile A QUESTO LINK o tramite il sito di SIDiMa il dott. Dalla Mora ha rilasciato una intervista al Corriere della Sera in cui spiega il ruolo del Disability Manager, e traccia un punto della situazione su questa realtà sempre più diffusa a livello nazionale.

Riportiamo il testo integrale dell’articolo:

MENO OSTACOLI CON IL DISABILITY MANAGER (Ma pochi lo conoscono)

In Italia è una figura professionale non ancora molto diffusa. Il suo compito è di individuare risposte su misura per persone disabili e facilitarne l’inclusione

di Maria Giovanna Faiella

A Motta di Livenza, città di oltre diecimila anime nella Marca trevigiana, quando un paziente è ricoverato nell’Ospedale riabilitativo accade questo: «Il rientro a casa si programma già durante il ricovero, secondo la valutazione biopsicosociale. Per esempio, quando il fisiatra valuta che il paziente da dimettere avrà bisogno dell’ausilio montascale, perché vive al primo piano senza ascensore, mi manda la prescrizione e, insieme ai tecnici dell’azienda fornitrice, facciamo i sopralluoghi, poi come architetto rilascio la valutazione tecnico-ambientale. Nel giro di 20 giorni l’ausilio viene installato e l’assistito può usufruirne quando torna a casa. In altre Asl, a livello nazionale, si possono attendere anche due mesi per avere il montascale». Non ci credete? Chi parla è Rodolfo Dalla Mora, un architetto al quale è stato affidato un incarico particolare: disability manager del Comune di Treviso, dell’Ospedale riabilitativo di alta specializzazione di Motta di Livenza e dell’ULSS 2 Trevigiana.

Esiste dal 2009

Che cosa si nasconde dietro la sigla disability manager? Si tratta di un professionista con specifiche competenze che, partendo dai bisogni della persona con disabilità (anche temporanea), si attiva coi soggetti coinvolti e individua soluzioni «su misura», dai servizi esistenti agli accomodamenti ragionevoli, per favorire la sua autonomia e inclusione nel contesto di riferimento e nei diversi ambiti della vita, al pari degli altri cittadini, come stabilisce la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, in Italia legge dello Stato dal 2009. Formalmente, questa figura è stata introdotta, per la prima volta nel nostro Paese, con il Libro bianco su «Accessibilità e mobilità urbana» (2009), curato dal tavolo tecnico istituito tra Comune di Parma e ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, che raccomandava il suo inserimento, con la qualifica di «responsabile in materia di disabilità», nelle città con più di 50 mila abitanti.

Il Manifesto

Oggi, sia pure a macchia di leopardo, con modalità e inquadramenti diversi, il disability manager è presente in diversi Comuni ma anche in aziende, strutture sanitarie, pubblica amministrazione, turismo. In assenza di un quadro normativo ben delineato e omogeneo, a fare chiarezza sugli ambiti di azione, definendo per ciascuno di essi ruoli e funzioni, è il «Manifesto del disability manager» della Società Italiana Disability Manager (SIDiMa), pubblicato in formato ebook e scaricabile gratuitamente (casa editrice «Il Prato»). «Non ci s’improvvisa disability manager, né la sua nomina può essere un’operazione di facciata» premette Rodolfo Dalla Mora che è anche presidente di SIDiMa. «È un professionista con competenze specifiche acquisite attraverso un percorso formativo dedicato, che mette in atto nei vari ambiti in cui opera, dove può essere inquadrato come dipendente o consulente esterno, purché remunerato» precisa Dalla Mora. «Come Società scientifica abbiamo voluto rilanciare col Manifesto, aperto al contributo di tutti, il ruolo del disability manager nell’attuale contesto storico. Le buone prassi finora raccolte dimostrano come questo professionista riesca a essere propulsore di una reale cultura inclusiva nei contesti in cui è inserito. Ora è auspicabile una chiara regolamentazione normativa di supporto».

Un contributo reale

Rendere le città inclusive e vivibili «per tutti» (persone con disabilità ma anche anziani e genitori con passeggini) è tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2030, in base all’Agenda Onu per lo sviluppo sostenibile. Già nel 2009 il Libro bianco sollecitava le amministrazioni locali a intervenire sul contesto ambientale – promuovendo in particolare l’accessibilità (fisica, culturale, dell’informazione) e la mobilità – per ridurne l’impatto sulla vita delle persone con disabilità, intesa non come una «caratteristica» dell’individuo ma il risultato della relazione tra le condizioni di salute e un ambiente sfavorevole (Icf-Classificazione Internazionale Funzionamento, disabilità e salute). Qual è, o può essere, il contributo del disability manager? «È un “facilitatore” dell’inclusione, che si adopera per trovare soluzioni di cambiamento in stretta sinergia con gli organi dell’amministrazione locale, cittadini, enti, associazioni di volontariato, di categoria e aziende partecipate», risponde Dalla Mora. «Per esempio, c’è chi ha bisogno di una consulenza per adattare l’abitazione, chi di informazioni accessibili o di altri servizi. In ogni caso, il modello da perseguire è l’accessibilità universale». In questa direzione va il protocollo d’intesa sottoscritto da SiDiMa con ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani.

Sul posto di lavoro

Disability manager o uffici di disability management sono diffusi soprattutto in aziende di grandi dimensioni e multinazionali, per le quali il lavoratore con disabilità è una risorsa da valorizzare, a prescindere dalle norme sul collocamento obbligatorio. Qual è il ruolo di questi professionisti? «Trovare soluzioni personalizzate che consentano al lavoratore di esprimersi in base alle proprie competenze e capacità» risponde Rodolfo Dalla Mora, presidente SiDiMa. Tra le misure rientrano gli «accomodamenti ragionevoli» che i datori di lavoro sono tenuti ad adottare, purché non eccessivamente onerosi. «Per esempio può essere un mouse speciale per la carrozzina o un computer con screen reader per un non vedente», spiega. C’è chi ha bisogno di ritmi di lavoro adattati. «La pandemia ha sdoganato lo smart working ma, per far sì che questo accomodamento ragionevole per antonomasia sia davvero una modalità di lavoro inclusiva per le persone con disabilità, va gestito con professionalità e competenza, per esempio, con tecnologie abilitanti» sottolinea Dalla Mora. «E il ruolo del disability manager è cruciale».

 

Leggi l’articolo completo sul sito del Corriere della Sera, a questo link: ARTICOLO SUL DISABILITY MANAGER

 

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