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Comunicati Stampa

24.07.2020 “RISULTATI CLAMOROSI” NELLA RIABILITAZIONE RESPIRATORIA POST-COVID

Dopo i “risultati clamorosi” ottenuti nel recupero delle funzionalità respiratorie nei pazienti post-covid, il reparto di riabilitazione respiratoria dell’ORAS di Motta di Livenza è potuto tornare finalmente a occuparsi in questi giorni anche dei soggetti affetti da patologie respiratorie croniche (bronchite cronica, enfisema, asma bronchiale, fibrosi polmonari, malattie neuromuscolari).

«Negli ultimi mesi siamo stati chiamati a riabilitare esclusivamente i pazienti con lesioni gravi da coronavirus – racconta lo pneumologo dott. Giorgio Santelli –  erano soggetti allettati da più di due mesi, spesso tracheostomizzati. Pur avendo sconfitto il covid-19, questi pazienti continuavano ad accusare deficit respiratori importanti, e presentavano un quadro anatomico allarmante: alcuni di loro avevano perso anche venti chili di massa magra muscolare, rimanendo senza forze, immobilizzati, isolati, sfiduciati. Ebbene: dopo un ciclo riabilitativo completo qui in struttura a Motta di Livenza, gli stessi soggetti hanno fatto registrare miglioramenti straordinari (e misurabili) in termini di tolleranza allo sforzo, capacità motoria, autonomia nella respirazione. La riabilitazione viene giudicata da tutte le linee guida internazionali come la terapia fondamentale per migliorare la qualità della vita di pazienti affetti da patologie respiratorie, non c’è terapia farmacologica che regga il confronto. Ma perché ciò avvenga, occorrono strutture dedicate e adeguate».

Lo scorso autunno, prima della diffusione del contagio da coronavirus – e la conseguente sospensione di tutta l’attività ambulatoriale e dei percorsi DH – ORAS aveva investito circa 200.000 € per ristrutturare e mettere a disposizione del reparto di riabilitazione respiratoria strumentazioni tecnologiche di ultima generazione, per raccogliere sempre più pazienti in DH da tutto il Veneto Orientale grazie ai bus-navetta gratuiti, e per riservare un’équipe multidisciplinare al percorso riabilitativo: oltre allo pneumologo, ogni paziente viene infatti seguito anche da fisiatri, fisioterapisti, cardiologi,  nutrizionisti e psicologi, affinché gli venga fornita una diagnostica di alto livello, applicata specificatamente alla sua patologia per attivare un percorso riabilitativo personalizzato ed efficace.

È fondamentale aver riaperto l’attività dei ricoveri ordinari e dei DH. I pazienti affetti da patologie respiratorie croniche avevano assoluta urgenza di ripartire con i nostri percorsi riabilitativi: sono soggetti spesso anziani, per i quali qualsiasi attività quotidiana è estremamente faticosa. Per ridurre la fatica cronica, evitano ogni sforzo o movimento, compromettendo ulteriormente il loro quadro clinico autoemarginandosi dalla società. Lo scopo della riabilitazione respiratoria, invece, è proprio quello di riportare i pazienti alla migliore condizione di vita possibile: riducendo i sintomi, ovvero l’affanno e la fatica, il paziente esce di nuovo da casa, inizia a risocializzare, anche con minime attività, traendone benefici enormi.

Attualmente l’ORAS ospita dai 6 agli 8 ricoveri ordinari, e fino a 12 percorsi di Day Hospital (una capienza comunque di due terzi inferiore rispetto al periodo pre-covid, per garantire il distanziamento tra i pazienti). Si tratta dell’unica vera struttura organizzata per la riabilitazione respiratoria nel Veneto Orientale, utilizzata da altre aziende sanitarie del territorio per riabilitare i pazienti anche prima di un intervento chirurgico «Nel caso dei trapiantati polmonari, ad esempio, una riabilitazione pre-operatoria porta il paziente all’intervento nelle migliori condizioni possibili, riducendo così i tempi di degenza. Il vantaggio è doppio: il paziente recupera più velocemente l’autonomia fisica, e costi di ospedalizzazione per l’azienda sanitaria si riducono», conclude il dott. Santelli.

 

27.04.2020 All’interno dell’U.O. di Recupero e riabilitazione funzionale nasce il “Repartino” per affrontare l’emergenza sanitaria

NUOVI PROTOCOLLI ANTI-CORONAVIRUS ALL’ ALL’O.R.A.S. DI MOTTA DI LIVENZA
ALL’INTERNO DELL’U.O. DI RECUPERO E RIABILITAZIONE FUNZIONALE NASCE IL “REPARTINO”
UNA ZONA PROTETTA PER ACCOGLIERE E CURARE IN SICUREZZA NUOVI PAZIENTI E SOGGETTI POST-COVID
Fin da DPCM dello scorso 8 marzo, e all’indomani delle disposizioni sanitarie regionali per il contenimento del contagio da Coronavirus, la preoccupazione più urgente dell’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione di Motta di Livenza è stata quella di continuare a garantire il benessere dei pazienti e dei dipendenti, adottando nuovi modelli organizzativi che hanno permesso di garantire la messa in sicurezza l’U.O. di Recupero e Riabilitazione Funzionale – Unità Spinale, ma anche l’adozione di misure  efficaci finalizzate a garantire la sicurezza del  personale sanitario e amministrativo dell’intera struttura.
All’interno dell’U.O. di Recupero e Riabilitazione Funzionale – Unità Spinale è stato creato, in un’apposita area, un reparto con pazienti particolarmente vulnerabili: persone che arrivano all’O.R.A.S. da altri ospedali, a distanza di pochi mesi dall’acuzie, con gravi cerebrolesioni e mielolesioni, prive di autonomia e spesso con un quadro immunologico critico.
Al fine di fornire loro la riabilitazione e preservando al contempo la salute di tutti gli altri degenti dell’ORAS e del personale ospedaliero, è stato creato all’interno dell’U.O. il cosiddetto “repartino: un’area isolata ma già completamente operativa, una cache da 10 posti letto dove i nuovi pazienti che provengono da altre Terapie Intensive, compresi i soggetti post-covid (ossia negativizzati virologici) possono iniziare da subito il percorso riabilitativo, per poi essere trasferiti in sicurezza nel reparto principale, dopo 14 giorni di isolamento e altri 3 tamponi negativi.
«Non possiamo permettere al Coronavirus di entrare all’ORAS. Per molti dei nostri pazienti, un’infezione acuta rappresenterebbe un rischio troppo grande – spiega la caposala Antonella Manzan – Ci siamo allora posti il problema: come possiamo continuare a dare risposte ai pazienti che arrivano da altre Terapie Intensive? Così lo scorso 23 marzo abbiamo inaugurato il “repartino”, un settore separato dal resto dell’Unità Operativa e con personale specificatamente dedicato. Chi vi entra viene sottoposto a 3 tamponi: a zero, sette e quattordici giorni. Solo in caso di triplo esito negativo, il paziente può essere trasferito in reparto».
Per mettere in moto il “repartino”, l’ORAS ha inserito in organico 10 nuovi infermieri, 1 Oss e 2 fisioterapisti (attraverso l’utilizzo della mobilità interna), uno staff che lavora esclusivamente nell’antireparto come se si trovasse ad operare in un’area Covid, indossando rigorosamente i Dpi obbligatori: mascherine Ffp2 o Ffp3, sovracamici, visiere e occhiali, cuffie e copriscarpe. Non solo, ma per dare  un supporto quotidiano ai pazienti privi di autonomia  e che non possono essere assistiti dai familiari (che non possono accedere al reparto sempre per garantire la sicurezza dei degenti),  è arrivato in supporto  personale prima occupato all’interno di  ORAS presso servizi momentaneamente sospesi o che hanno dovuto ridimensionare la propria attività (Pneumologia, Cardiologia, Ortopedia).
«Qual è la nostra mission in questa guerra al Covid19? – si domanda il dott. Humberto Cerrel Bazo, primario dell’U.O. di Recupero e Riabilitazione funzionale e Unità Spinale – Continuare ad assicurare in primis la salute dei soggetti fragili e di chi li cura ma anche la massima qualità ed efficacia del percorso riabilitativo. È fondamentale che tutto il personale ORAS, così come i pazienti e i loro cari, siano consapevoli che qui la sicurezza sanitaria viene prima di tutto, perché è l’unica condizione che ci permette di seguire adeguatamente i nostri pazienti, che hanno bisogno di molto. Per questo motivo, tutti i lavoratori sono stati sottoposti più volte ai tamponi, che per fortuna hanno finora restituito sempre esito negativo».
La metodica organizzativa dell’ORAS si è dimostrata efficace, e l’U.O. di Recupero e Riabilitazione Funzionale – Unità Spinale, che a pieno regime conta 51 ricoverati, oggi sta ospitando ed erogando servizi a 48 pazienti.   Il dr. Francesco Rizzardo, Amministratore Delegato di ORAS, spiega come «Il Covid si contrasta con le norme e i protocolli, ma anche con la diffusione di una nuova cultura organizzativa. In questo senso il repartino sta rappresentando uno strumento di miglioramento umano e professionale per tutta l’équipe ORAS, perché il personale proveniente da reparti diversi condivide informazioni, competenze, esperienze, generando maggiore coesione in funzione del servizio al paziente».
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18.02.2020 I dipendenti di ORAS e Codivilla Putti donano parte delle proprie ore di lavoro al comune di Rocca Pietore

I DIPENDENTI DI O.R.A.S. MOTTA E CODIVILLA PUTTI DONANO PARTE DELLE PRORIE ORE DI LAVORO AL COMUNE DI ROCCA PIETORE

IL SINDACO ANDREA DE BERNARDIN INVIA UN COMMOSSO MESSAGGIO DI RINGRAZIAMENTO

Sul finire dell’ottobre 2018, la tempesta Vaia si abbatté sull’area montana del NordEst Italia, e in particolar mondo sulle dolomiti bellunesi, provocando l’abbattimento di 14 milioni di alberi, danni complessivi per quasi 3 miliardi di euro e una trasformazione catastrofica di tutto il territorio.

Da allora, tutto il Veneto si è mobilitato per aiutare le comunità montane ferite. L’ultima donazione in termini di tempo arriva a sostegno del comune bellunese di Rocca Pietore, sede dei suggestivi Serrai di Sottoguda, altro luogo caduto in disgrazia: il denaro raccolto dal personale dipendente dell’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione di Motta di Livenza e dell’ospedale Codivilla Putti di Cortina d’Ampezzo. All’epoca dell’iniziativa, entrambe le strutture facevano capo alla S.p.a. pubblica di proprietà dell’Ulss 2 di Treviso e del Comune di Motta di Livenza.

Ieri Andrea de Bernardin, sindaco di Rocca Pietore, ha voluto mandare un videomessaggio pubblico di ringraziamento ai lavoratori delle due strutture ospedaliere:

“Questa donazione è particolarmente sentita dall’Amministrazione di Rocca Pietore, proprio perché arriva dal personale dipendente degli ospedali di Motta di Livenza e Cortina d’Ampezzo.
Questo gesto significa che la tempesta Vaia è un evento che ha colpito una comunità molto estesa, e che in tanti ci volete bene e vi ricordate di noi, anche a distanza di più un anno: che i dipendenti di due ospedali rinuncino a parte del loro compenso per mandare una donazione in aiuto al nostro territorio è un atto davvero commovente. 
Spero di darvi a breve qualche buona notizia; parte delle donazioni, infatti, saranno indirizzate alla costruzione di strutture operative che favoriscano il lavoro di chi è stato per noi prezioso nelle ore più drammatiche: una stazione per la protezione civile con piazzola d’atterraggio per l’elicottero, e una nuova sede per i vigili del fuoco.
Grazie a tutti i dipendenti dell’ORAS Motta e del Codivilla Putti, da parte di tutti i rocchesani: non dimenticheremo mai il vostro gesto”.

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11.11.2019 Ecocardiografia, Motta di Livenza ospiterà la presidenza nazionale del Siecvi

Ecocardiografia, Motta di Livenza ospiterà la presidenza nazionale del Siecvi
Il dottor Francesco Antonini Canterin, direttore della UO di Riabilitazione Cardiovascolare dell’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione di Motta di Livenza, è stato nominato Presidente della SIECVI (Società Italiana di Ecocardiografia e Cardiovascular Imaging), nell’ambito del Congresso Nazionale tenutosi a Sorrento.

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06.11.2019 Laura Rampini all’ORAS Motta

La peer mentor Laura Rampini entra nel team ORAS. È la prima paracadutista paraplegica al mondo ad aver effettuato 164 lanci in solitaria. Collaborerà con la dott.ssa Sara Salizzato.

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22.10.2019 Dieci anni di ambulatorio antifumo all’ORAS Motta

Decimo anno per il laboratorio antifumo dell’ORAS Motta, aperto a pazienti e fumatori comuni, giovani inclusi.
Il laboratorio, organizzato e condotto fin dall’inizio dalla dottoressa Lorenza Dal Corso, è un’iniziativa dell’Unità Operativa di Riabilitazione Cardiovascolare guidata dal primario dott. Francesco Antonini Canterin.

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